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Quentin Tarantino è un genio.
Solo lui poteva tirare fuori un film così pulito, commovente, ironico, rigoroso, liberatorio, intelligente, per nulla retorico (ma mooolto romantico).
Gli ideali esistono? Sì. Bene.
Ma anche no.
La violenza è inutile? Sì. Ottimo.
Ma anche no.
In quasi due ore magistralmente girate, splendidamente recitate, piene di risse da saloon e colpi di scena, di musica da urlo e di citazioni su citazioni (e lui cita così bene, mmmhhh...) Tarantino ci fa vedere la storia (che tutti purtroppo conosciamo) da un punto di vista completamente diverso.
Molto più ambiguo e scivoloso e nello stesso tempo molto più onesto e vero.
E, probabilmente, come vorremmo fosse andata.
Forse faccio una considerazione un po' azzardata, ma credo che a mio padre questo film sarebbe piaciuto un sacco.
Perché solo quel genio di Tarantino poteva dircelo così chiaramente: la guerra è guerra, e la guerra, in fondo, è un western.
soundtrack:
Anche se ho in canna un post bastardissimo sulle differenze tra Milano e Torino e nonostante la profonda inquietudine che mi viene dal consumare i miei giorni da più di un anno in una bolla, alcune parti di me (quelle più maiale), sono ancora belle sveglie.
Non esistendo nel raggio di cinquanta chilometri uno straccio di maschio adulto in grado di provocarmi una vaga voglia di incontri ravvicinati, ultimamente sto convogliando le mie curiosità esplorative verso il cibo (e si vede, ma chissenefrega).
Quindi, questa sera, mi sono sottomessa ad un rito di iniziazione gastronomica indispensabile in questa stagione e in questa regione.
Ho assaggiato la mia prima cassoeula che, non a caso, è un piatto a base di porco.
Non l'ho fatta io, bensì comprata in un sontuoso negozio di Sanfe (qui è tutto piùommeno sontuoso).
E l'ho fatto con una duplice motivazione: perché mi han detto che lì la fanno bene e perché così, quando tenterò la riproduzione, avrò un termine di paragone gustativo a cui affidarmi.
La cassoeula è un piatto che definirei ostrogoto, e mi fa fatto venire in mente le battaglie nelle nebbie della bassa padana che Ermanno Olmi racconta ne Il mestiere delle armi.
È un piatto un po' ruvido, assai poco sexy e non so quanto affettuoso.
Ma, effettivamente (almeno quello che ho appena sbranato io), delizioso.
Il che, filosoficamente, mi porta a pensare che una roba povera ma fatta comediocomanda acquista un valore inestimabile ed è capace di conquistare anche la persona più diffidente.
E, già che ci sono, aggiungo che l'autore di questa squisitezza mi sembra sia nato ad almeno cinquecento chilometri a Sud di Milano.
Chissà cosa direbbe Bossi ;-)
soundtrack: Giovane esploratore Tobia, Francesco De Gregori
C'è poco da fare, sono bellissima.
soundtrack: Quatuor pour la fin du temps - quinto movimento, Olivier Messiaen
A una vendita di beneficenza ho comprato per un dollaro un libretto di oroscopi rovinato e incompleto. Il fatto è che conteneva un oroscopo della Bilancia per l’inizio di novembre 2009 molto più utile di quello che avevo scritto io. Eccolo: "L'elegante libellula vive solo pochi mesi. Ma un albero di sequoia può rimanere sulla terra anche duemila anni. Allo stesso modo, alcuni legami, alcune creazioni, alcuni mondi durano solo un attimo, mentre altri sono destinati a resistere ai danni del tempo". Quanto vivrà il sogno che hai appena partorito, Bilancia? È ora di deciderlo e agire di conseguenza.
Sogno? O_o
Mi dispiace, Rob, ma stavolta hai toppato.
Sull'albero di sequoia ti posso dar pure ragione (il mio aspetto, ultimamente, ci si sta davvero avvicinando e del resto non sarò mai un'elegante libellula, nemmeno se facessi lo sciopero della fame ad oltranza), e anche sul fatto del destino a resistere.
Ma più che ai sogni, veramente sarei interessata al sonno.
Più che sonno, direi letargo ;-)
Il punto è che non ho sogni.
E nemmeno sonno.
p.s.
e, per piacere, duemila anni così, no.
ti prego :-)
soundtrack: Ninna nanna del chicco di caffè, Serena e i Bimbiallegri
Mi fa ridere, il fatto che da un po' di tempo a questa parte (nonostante i vari smottamenti dovuti all'età e allo stress e la scarsa cura nell'abbigliamento) i maschi a tiro mi facciano (velate o meno) richieste di unabottaevia.
Manco fossi una velina (e nemmeno da zovine mi era capitato così tanto).
Ma che è? :-D
Eppure sono cameratesca, abbastanza timida e spesso non adeguatamente depilata.
E quel desiderio che (forse) mi traspare dagli occhi è di tutt'altro tipo.
Per esempio.
Che vorrei riprendere a fare catering seriamente, o andare tutte le sere al cinema (e molte altre cose che non dico qui).
Mah. Si sa che i maschi capiscono quel che possono.
Forse, per molti di loro, sono un mistero (e già mi scappa da ridere).
Oppure il mio cuore è (apparentemente) sprangato.
Insomma, in teoria, sono da una bottaevia (in realtà dico sistematicamente di no, ma non è mica una questione di morale, eh?).
Boh.
Mah.
Boh.
Mah.
Io, nel frattempo (nonostante me), rido.
soundtrack:
Eh no, non è un bel periodo.
Arriva (in ritardo) l'autunno, e con lui la depressione stagionale per i tendenti alla depressione.
Arrivano messaggi da figlia in lacrime, e più che rispondere, che posso fare.
E poi i soliti casini (una volta un tizio mi ha detto prima di lamentarti, cerca di risolvere i tuoi problemi. Ehi, bello, è una vita che cerco di risolverli. Se non ci avessi provato, non sarei così stanca, ti pare?).
Tra cui, ultima novità (wow) una telefonata squisitamente teologica tra mia madre e me.
Nella quale lei sostiene che:
1. con chi da sempre ci tratta male, noi (cioè io e i kids) dobbiamo cercare di comportarci bene, così poi, magari (ma se non succede non importa, tanto dipende da noi, quindi vuol dire che non ci stiamo comportando abbastanza bene), smettono (bontà loro), almeno per un po', di prenderci a calci in faccia.
2. anche se io credo che Dio abbia per ognuno di noi un disegno (che non sempre è una passeggiata), basta pregarlo.
Così lui poi cambia idea (e questa è veramente comica).
Ordunque, i succitati concetti 1 e 2 provocano in me una reazione ambivalente, che si può però scindere ed esprimere in due punti: A e B.
Punto A: farmi saltare con una carica di tritolo da cinque chili.
Punto B: armare un fucile a canne mozze e fare una strage.
Sfortunatamente sono una pacifista (vera), quindi non sono in grado di attuare il punto B.
Il punto A ultimamente mi sembra appetibile, ma c'ho una famiglia da mantenere.
Anche se, veramente, il punto B mi sembra senz'altro più sano.
soundtrack:
Questo bassotto impaurito e nauseato dalle curve in discesa mi ha fatto compagnia per un tratto del mio viaggio.
A dire il vero, un viaggio che è stato un weekend che è stato un viaggio.
Ho viaggiato col treno, con i piedi, con la testa, con gli occhi.
Ho visto persone che amo e persone che non avrei mai pensato di incontrare.
Ho fatto tanti sogni, di notte, e tanto strani.
Ho capito che la giustizia non è di questo mondo, ma non ho capito (bene) se la felicità bisogna meritarsela, oppure, semplicemente, succede.
Forse è proprio vero che di fatto non esistiamo finché non c'è qualcuno che ci vede esistere, che non parliamo finché qualcuno non è in grado di comprendere ciò che diciamo; in sintesi, che non siamo del tutto vivi finché non siamo amati.
Questo lo dice Alain de Botton in Esercizi d'amore.
Invece io me ne vado a dormire, ché c'ho le gambe stanche.
soundtrack:
Durante una conferenza sulla pianificazione familiare a Pechino, un ricercatore ghaniano ha presentato una relazione sulle questioni tribali risolte con l'aiuto dei defunti, consultati attraverso i medium. I colleghi erano scettici, ma lui si è giustificato dicendo: "Se avessi ascoltato solo la voce dei vivi, le mie decisioni non sarebbero state equilibrate". In questo momento faresti bene ad adottare il suo metodo, Bilancia. Per prendere decisioni sagge, non ispirarti solo a quello che hai davanti agli occhi ma anche a quello che non c'è più. Travestimento consigliato per Halloween: un medium.
Infatti stamattina, alle otto, ho avuto la mia brava illuminazione.
Ho capito finalmente che, in fondo, io non ho fatto niente di che (lo dice sempre, la Pat, che nei parcheggi c'ho più culo che cuore. e nella vita esattamente il contrario).
Ma ti servo.
Ti servo per stare in equilibrio.
Ti servo per non stare male.
Ti servo per pararti il culo.
Ti servo per vivere la tua vita perfetta.
Ti servo per non pagare il conto. Ed è facile, il conto lo fai pagare a me (e a loro), con gli interessi e non mi posso nemmeno difendere. Non c'è pezza, devo continuare a pagare.
Sei talmente piccolo.
Non sei nemmeno capace di capire che quello che hai fatto tanto tempo fa si può anche perdonare.
È l'inferno che ci regali da tredici anni, per sentirti buono, innocente, libero, persempreassolto, che non si può perdonare.
Quello, no.
soundtrack:
A tutti quelli che lavorano minimo nove ore al giorno (rendendosi conto che è l'unica e più importante cosa che possano fare nella vita, anche se son solo tabelle da copincollare) e non riescono ad arrivare a fine mese (e son costretti a trovare un secondo lavoro per dare la paghetta ai figli), che quando tornano a casa si devono sorbire il TV a tuono con la voce chioccia di Bonolis piuttosto che C.S.I., che non riescono ad ottenere nemmeno che vengano mostrati i compiti per vedere se sono stati fatti bene, che come unico rifugio hanno una cucina dove possono solo stare in piedi davanti ad una feritoia che come vista ha un muro di cemento, che hanno la sfortuna di avere una famiglia (d'origine e allargata) totalmente disfunzionale, che non si prendono nemmeno uno straccio di carezza da anni, che non possono mai uscire alla sera per vederegentefarecose, che qualsiasi imprevisto tipo gommaaterra o occhiali da cambiare o dente che fa male si trasforma in incubo perché inaffordable
dovrebbe essere dato, per legge, un bottone da premere per azzerare istantaneamente il cervello (inteso come pensiero), altro che eutanasia.
E diventare come un gatto, un criceto.
Ma forse è meglio un sasso.
soundtrack: Clic, Franco Battiato
Mi incanto davanti alle cose belle e trovo belle tante cose, magari anche cose che non sono belle per gli altri (ma per me sì), oppure cose che non si vedono, ma si ascoltano o si annusano.
Oppure si assaporano.
Però non ho mai posseduto uno specchio da borsetta.
Oggi in redazione circolava una chiacchiera sulla forma fisica di Madonna piuttosto che sulla lotta ai radicali liberi per combattere l'afflosciamento cutaneo.
Non ho capito bene perché ero distratta, però so che ne stavano parlando donne che hanno vent'anni meno di me e una di queste ha dichiarato pubblicamente io mi curo per piacere agli uomini.
Allora ho pensato che io invece no.
E, veramente, non so spiegare il perché.
Non lo facevo quando avevo la sua età, figuriamoci adesso che di radicali liberi ne ho un esercito, che saltellano di qua e di là.
Eppure è vero, che ci si riflette negli occhi degli altri.
Ma si vede che, a quello specchio lì, io non ci ho mai creduto.
Forse ho sbagliato.
Perché, pensandoci bene, anch'io, a modo mio, sono bella.
Solo che, alla mia bellezza, non ci sto dietro.
Però so che c'è anche se non si vede.
Se ne sta nascosta e ogni tanto salta fuori così, a muzzo (quindi, per quale motivo costringerla?).
Quando salta fuori (e salta fuori per i motivi più strani e diversi che non sto qui ad elencare, perché sono solo miei) me ne accorgo anch'io.
Gli altri, non so.
Non ci sono mai stata attenta.
soundtrack: Parole di burro, Carmen Consoli